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Acli tra i 100 che appoggiano la candidatura di Pavia a capitale italiana della cultura. Le proposte

Proposte per rendere piu’ credibile la candidatura di Pavia a capitale italiana della cultura.

Abbiamo letto con grande interesse l’appello di candidare Pavia a capitale italiana della cultura e le precisazioni pubbliche conseguenti. Ci sembra una proposta seria, condivisibile e lungimirante. Anche se l’obiettivo non si dovesse raggiungere, il decollare verso questa meta offre comunque la grande opportunità di coltivare insieme una visione di città che metta al centro il bene comune. Oggi, infatti, non è più il tempo del competere ma è quello del cooperare. Abbiamo bisogno di animare l’intelligenza e la sensibilità collettiva delle comunità, partendo dalle nostre radici e biografie, per orientarci verso un possibile futuro condiviso.

Come sollecitato dallo stesso appello, intendiamo quindi offrire il nostro contributo d’idee, per iniziare, a fianco a fianco, questo interessante cammino. Proponiamo intanto due questioni molto concrete cui rivolgere l’attenzione. Una di metodo e una di contenuto.

1 – Il dossier di candidatura che deve accompagnare la relativa istanza al Ministero dovrebbe, a nostro giudizio, essere redatto attraverso un ampio e reale processo di “progettazione partecipata”, capace cioè di coinvolgere, oltre alle istituzioni, agli enti culturali e formativi, alle rappresentanze di categoria, anche il mondo del Terzo settore. Un mondo che da anni ha dimostrato capacità d’immaginazione e progettazione, spesso anticipando analisi e soluzioni che tardavano a venire. Un mondo fatto di esperienze originali e generose che operano trasversalmente sui vari “assi” oggetto della valutazione ministeriale della candidatura: la salute, la cura, l’accoglienza, la promozione culturale, il turismo di prossimità, la riscoperta dei patrimoni nascosti, l’agricoltura sociale, la sostenibilità ambientale, la solidarietà. Un mondo che sa operare in rete su tutta la provincia, dall’Oltrepò, al Pavese alla Lomellina, coinvolgendo come fruitori e promotori di cultura diffusa anche le fasce di popolazione più fragili e distanti. Un mondo che ha inoltre saputo fare di Pavia un’eccellenza della cooperazione internazionale allo sviluppo, offrendo al Paese un esempio di grande valore culturale. Una testimonianza di pace e amicizia tra i popoli di cui abbiamo oggi un gran bisogno. Un mondo infine che è interlocutore privilegiato di quelle Fondazioni territoriali che potrebbero sostenere la nostra candidatura.

Questo percorso di progettazione partecipata dovrà inoltre e necessariamente arricchirsi della voce e del colore di quei molti, geniali e generosi artisti che regalano ai pavesi, grandi e piccoli, le gioie e meraviglie della musica, del teatro, delle arti visive, della danza, della letteratura, dello spettacolo, della comunicazione. Insieme agli artigiani, ai librai, ai giornalisti, agli animatori dello sport giovanile, ai promotori della nostra grande cultura enogastronomica.

2 – Candidarsi a capitale italiana della cultura in questi anni così difficili non può non coniugarsi con l’urgente concretezza della conversione ecologica cui siamo tutti chiamati. Consapevoli della drammaticità di una crisi ambientale e climatica, che non ha paragoni né precedenti in tutta la storia dell’umanitàIl mondo di oggi è sempre di più un insieme di città, che condizionano l’economia e la politica, generano modelli e tendenze, orientano i valori sociali e culturali. Se le città cambiano e si rinnovano, diventando protagoniste della conversione ecologica, tutto il mondo cambierà.

Non è credibile candidarsi a capitale della cultura senza dimostrare nei fatti di essere una comunità cittadina pienamente ispirata ai principi e alle prassi della sostenibilità ambientale. Su questo fronte Pavia è tristemente in ritardo. Sarebbe allora necessario ripartire assieme dall’Appello “Trasformare Pavia in un modello europeo di città sostenibile”, proposto da centinaia di concittadini e sottoscritto da tutti i candidati a Sindaco nella precedente elezione comunale. Proporsi come capitale italiana della cultura significa anche essere necessariamente coerenti con questo impegno, che riguarda atti concreti generati da una precisa e consapevole scelta culturale. Mobilità sostenibile e intelligente, efficientamento energetico degli edifici, riqualificazione delle aree dismesse, valorizzazione di orti e boschi urbani, alimentazione sostenibile e benessere animale, dismissione delle plastiche, pratiche e centri per l’economia circolare, spazi di cultura e socializzazione eco-compatibili, tutela della biodiversità, decarbonizzazione: sono tutte scelte operative ispirate da un preciso orientamento culturale.

Candidarsi a capitale italiana della cultura significa inoltre e necessariamente proteggere la città dalle colate di altro cemento (come recitano le leggi dello Stato, il nostro centro storico cittadino è un monumento «unitario e inscindibile» e come tale va conservato) nonché le residue aree verdi periferiche, come il Parco della Vernavola e i terreni agricoli ai margini della città, rinunciando da subito al consumo di altro suolo vergine.

La candidatura dovrebbe quindi anche dare anima e gambe, in questi 5 anni a venire (il tempo c’è ed è chiaro e preciso) a una vera conversione ecologica, che potrà essere motore di nuove possibilità professionali e lavorative, stimolo alla ricerca scientifica e all’innovazione sociale ed emblematica opportunità per aggiungere vivibilità, grande bellezza e vera cultura alla lunga storia della nostra cara Pavia.

 

Siamo a disposizione per collaborare, coinvolgendo associazioni, enti e cittadini con cui da tempo interagiamo, con un sincero atteggiamento di ascolto, di dialogo e di reciproca attenzione. Grazie

 


 

Pier Francesco Damiani, Mons. Gianfranco Poma, Costantino Leanti, Marta Ghezzi, Pietro Losio, Daniela Bonanni, Gianandrea Nicolai, Marianna Bertotti, Chiara Zaietta, Emanuele Cusa, Marco Lodola, Ottavia Malvani, Angelo Zorzoli, Don Franco Tassone, Carla Torselli, Valerio Giorgetta, Damiano Grassi, Giovanni Giovannetti, Carmen Silva, Luigi Maruzzi, Paolo Ferloni, Lidia Pelis, Marta Germani, Gianni Vaggi, Carlo Maiocchi, Livia Andolfi, Riccardo Rovati, Maurizio Abbà, Andrea Libanore, Enzo Zanellini, Ilario Lazzari, Walter Minella, Claudio Bellinzona, Valerio Bergamini, Luis Alberto Orelliana, Tito Truglia, Graziano Perotti, Gipo Anfosso, Riccardo Aduasio, Asllan Mekollari, Isa Maggi, Andrea Michielon, Renata Panas, Stella Bellaviti, Paola Raschini, Mirna Imamovic’, Roberto Traverso, Ada Damiani, Federico Poni, Luca Ponzinibio, Pierangelo Celpa, Paola Lecardi, Carlo Grignani, Dario Boggio Marzet, Chemchi Bikarbas, Giovanni Vescovi, Domenico Giacomantonio, Moreno Baggini, Giovanna Vannelli, Marisa Maggi, Roberta Cesana, Mario Albrigoni, Giuseppe Esposito, Giorgio Montolivo, Roberto Ballabene, Luca De Sanctis, Paolo Montagna, Giorgio Gatti, Andrea Damiani, Mario Costini, Paola Barbieri, Paolo Savini, Gianni Andreani, Massimo Gallina, Massimo Boeri, Chiara Terzoli, Roberto Dionigi, Roberto Meregaglia, Pietro Paolo Crotti, Raffaele Rastelli, Rachele Lunghi, Enzo Maggi, Antonio Rovelli, Carla Tavano, Marilena Clapis, Giovanni Boffadossi, Carla Mirabelli, Mauro Cecchetto, Gigetto Bottoni, Nicola Luteriani, Claudia Aleati, Stefania Carino, Arianna Morini, Federica Trentani, Andrea Brambilla, Marta Brocchetta, Egiziano di Leo, Ilaria Quarantelli, Vincenzo Vigna, Ismael Bah.

 

Leggi gli appelli su “La Provincia Pavese” e su “Il Ticino”: