BLOG PresidenteEventi e news

Discorso del Presidente Acli Pavia – Consiglio Provinciale 15/12/2022

Proponiamo in questa pagina la relazione di Domenico Giacomantonio, presidente delle Acli di Pavia, del 15 dicembre 2022, in occasione del Consiglio Provinciale.

È bene ricordare che le ACLI si basano su tre fedeltà: fedeltà alla Chiesa, fedeltà alla Democrazia e fedeltà al mondo del Lavoro.
Partendo dal bene comune, beni che, appartengono a tutti, sono di tutti e di ciascuno; beni comuni sono l’aria, l’acqua, ma anche il sapere, la conoscenza, l’informazione, il patrimonio culturale, il territorio, il paesaggio ecc..
Il bene comune, come i diritti sociali (salute, istruzione, lavoro) o i diritti di libertà (personale, di stampa, di riunione), costituisce la base per il pieno sviluppo della persona umana, perché sia effettivamente libera, perché sia rispettata la dignità umana.
Fra gli elementi del bene comune si inserisce il mondo del lavoro. Sul lavoro è fondata la nostra stessa Repubblica (art. 1 Cost.), ed esso è strettamente connesso alla dignità umana. Il lavoro dà a chi lo compie il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa (art. 36 Cost.).

Il mondo attuale è inserito in un processo di globalizzazione a cui non possiamo sottrarci, ma che può assumere un carattere positivo se ha un’anima ed è orientato al bene comune. Se invece è la logica economica a prevalere su quella politico-sociale, sarà in pericolo la libertà ed i primi a farne le spese saranno i ceti sociali più deboli.

In questo mondo il primo a soccombere è stato il lavoro. La necessità di inserire elementi di flessibilità, per arginare il calo di competitività del nostro paese, ha provocato lo sviluppo di contratti a termine, con figure professionali scarsamente tutelate, soggette a un forte grado di instabilità lavorativa.

Tutto il mondo del lavoro è in difficoltà e ne subiscono le conseguenze i giovani, le donne, le persone con più di cinquanta anni, ossia persone con fragilità di vario genere. La crisi ci toglie il fiato, con aumento delle tensioni sociali ed il rischio di una deriva antidemocratica.

Da sempre è attraverso il lavoro che la persona acquista visibilità e riconoscimento all’interno della comunità: il giovane diviene adulto, lo straniero visibile, l’adulto meritevole di rispetto.
Il lavoro non deve essere concepito solo come fenomeno economico e sociale, ma come fondamento della dignità della persona.

Oggi, i partiti che hanno vissuto il miracolo economico sono spariti. Quelli progressisti e riformisti, di ispirazione keynesiana, sono in crisi e così anche il liberalismo. Ed il popolo? Il tenore di vita dell’italiano medio è peggiorato e anche negli altri paesi, nonostante lo sviluppo, non è certo migliorato. La disuguaglianza è aumentata, i ricchi sono sempre più ricchi ed il resto della popolazione sempre più povera.
E le politiche keynesiane? Dagli anni ’80 sono state progressivamente abbandonate, facendo affidamento sul concetto che bastasse la crescita economica perché tutto si risolvesse positivamente. Ma così non è stato.
Si dice che manca il lavoro, perché siamo in un sistema industriale 4.0, ma guarda caso questo succede in modo marcato solo da noi. Infatti i giovani italiani emigrano e trovano lavoro all’estero.
Oggi ci vuole solidarietà e speranza. Ci vuole dignità del lavoro, giustizia sociale, internazionalismo climatico e nessuno, in questa società, deve essere considerato uno scarto. Ed infine, basta con i giovani che se vogliono lavorare devono emigrare.
Occorre riparlare di programmazione. Occorre ridare allo stato il ruolo di indirizzo strategico modernizzando i suoi strumenti. Occorre coinvolgere la popolazione nello sviluppo dei servizi, nel rilancio del territorio, nelle decisioni politiche. Occorre un confronto culturale ampio, forse con parole diverse, ma che raggiungano il cuore di tutti.

Occorre continuamente sviluppare proposte per contrastare la crescente precarietà occupazionale, portatrice di perdita individuale di capacità di progettazione e controllo della propria esistenza.

I diritti e le tutele del lavoro e dei lavoratori che devono, a nostro parere, continuare a essere i riferimenti di base per un ulteriore progresso del pensiero e dell’azione inerenti al lavoro: gli eventi di questi anni, pandemia e crisi compresa, e ora la guerra ci mostrano che gli ambiti di azione non possono limitarsi alla fabbrica, ma nemmeno al proprio Paese e alla stessa Europa: ora è l’intero pianeta che disegna il nuovo orizzonte di riferimento, con le sue esigenze di sostenibilità umana e ambientale, con le sue esigenze di ridistribuzione dei diritti e delle risorse.

Questo è l’impegno primario delle ACLI. Occorre estendere maggiormente i nostri servizi, occorre promuovere dibattiti, corsi di riqualificazione professionali, occorre creare una rete che coinvolga e sviluppi le imprese che sono sensibili ad un lavoro come fondamento della dignità della persona.

Su questo concetto è nato lo Sportello lavoro, rivolto ai cittadini in difficoltà occupazionale ed alle aziende territoriali. Occorre capillarità, attivazione di borse lavoro e tirocini, percorsi di inclusione sociale ed azioni formative di gruppo.
Tutto quanto abbiamo detto in precedenza è possibile se poniamo il “Circolo” al centro del sistema e ci impegniamo non soltanto a rendere più viva e dinamica la società civile, ma anche ad una maggiore presenza nel sociale, promuovendo l’associazionismo ed il volontariato. Essere sentinelle del territorio e fare sistema.

Attraverso i circoli abbiamo la possibilità di compiere in modo coerente e con la generosità che ci contraddistingue, il ruolo di aclista, come persona non indifferente ai problemi sociali, che si assume le proprie responsabilità e lavora con gli altri per il bene comune.

Oggi, in provincia di Pavia, i servizi di base delle Acli, Patronato e Caf, si sono sviluppati sempre più, nonostante la pandemia, con impegno e professionalità delle persone impiegate, e nuovi servizi stanno presentandosi sulla spinta di progetti, come ad esempio il progetto badanti. Ora è arrivato il momento di porre la nostra attenzione sullo sportello lavoro in quanto riformare le politiche attive del lavoro è uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in considerazione dei 5,6 miliardi di euro stanziati dal Governo per 5 anni, dal 2021 al 2025, che rischiano di non tradursi in sviluppo occupazionale.

La Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol) è una delle sigle con cui il Governo intende riformare le politiche attive del mercato del lavoro. Missione 5, componente 1 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): che prevede, oltre a Gol, anche il varo di un Piano per le nuove competenze, il potenziamento dei centri per l’impiego e il rafforzamento del sistema duale.
I fondi sono subordinati al raggiungimento di determinati obiettivi, dei target fissati in agenda: una vera e propria road map, tra Regioni, che sono depositarie, per Costituzione, dell’attuazione delle politiche attive per il lavoro ed il Governo, finalizzata al profilo, alla formazione ed alla riqualificazione di “almeno” 3 milioni di persone. Il fine ultimo è rendere milioni di disoccupati adatti alle dinamiche del mercato, ed impiegabili per il grande balzo tecnologico a cui il Pnrr è destinato.
Il punto è che le politiche attive del lavoro non creano di per sé posti di lavoro, ma dovrebbero migliorare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro.
Le incertezze sono elevatissime, in quanto si presuppone che l’intervento economico del Pnrr si traduca in sviluppo occupazionale. Questo in considerazione di una ripresa economica, ma la stagnazione dei salari è evidente e l’abuso dei contratti a termine sta diventando la regola.

L’ultimo rapporto di monitoraggio dei servizi per l’impiego, redatto dall’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro
per l’anno 2020, restituisce un quadro di generalizzata difficoltà in tutte le aree funzionali, ad eccezione delle procedure amministrative.
Nell’Anpal servizi si fa strada l’ipotesi che il rafforzamento del comparto pubblico deve essere il pilastro delle politiche del Governo: aumentare i centri e stabilizzare il personale per dare risposte significative ai disoccupati. Inoltre, il potenziamento è necessario per migliorare la qualità dei servizi, rendendo esigibili i diritti per i disoccupati, evitando la solitudine e l’isolamento che questa condizione crea.

Conclusioni

Cominciamo a fare in modo che il Circolo ACLI sia un luogo dove “favorire l’aggregazione e la socialità”, ma specialmente di “promuovere la socialità”; sia capace di creare una rete di volontari che siano in grado di seguire nuove attività di vita associativa e di estensione dei servizi; ed infine rendere i circoli sempre più capaci di agire con efficacia nelle dinamiche sociali.
Soltanto con la collaborazione di tutti si può sviluppare il nostro movimento.
Bisogna pensare in modo positivo, cercando di migliorare lo sviluppo associativo attraverso i mezzi d’informazione oggi a nostra disposizione.
L’essere presente sul territorio, con lo sviluppo dei circoli e degli associati, continua ad essere il nostro problema principale, cercando di creare una collaborazione con tanti uomini e donne che, con il loro impegno, danno il loro contributo per una società più giusta e democratica. Dobbiamo continuare a fare Formazione, specialmente per nuovi dirigenti.
Abbiamo insomma concentrato la nostra attenzione sulla vita delle persone – cittadino, consumatore, pensionato, immigrato – ponendoci il problema di come essere utili nella vita quotidiana e particolarmente al lavoro.
Abbiamo ancora tante cose da fare.

L’epoca in cui viviamo è fatta di scelte, che trasformano in modo veloce, non solo il modo di vivere, anche il modo di relazionarsi, di comunicare, di rapportarsi tra generazioni. In parole povere di comprendere a pieno ciò che ci circonda e giungendo alla considerazione che il 1900 che abbiamo vissuto è finito, non c’è più. Il nuovo decennio si è aperto con la “laudato sì” di Papa Francesco, con il mutamento climatico che porta squilibri tali da condurre il nostro pianeta verso la fine. E ora la guerra alle porte di casa.

Ci vuole molto coraggio per andare contro a questa impostazione mediatica. Ma la nostra guida carismatica verso il mutamento è sicuramente Papa Francesco.